Noi Contro le Mafie, il secondo giorno

Etica, professioni e responsabilità sociale. La seconda giornata del festival Noi Cittadini e Comuni Reggiani Contro le Mafie si è aperta attraverso questo tema nell’Aula Manodori dell’Università di Reggio Emilia. A introdurre i lavori è stato Corrado Baldini, presidente del Consiglio dell’Ordine dei Commercialisti di Reggio Emilia.

“Il convegno di oggi – ha detto Baldini – è stato partecipato  molto positivamente dai commercialisti. Da parte nostra, parliamo di professione e responsabilità sociale con la consapevolezza che non può farsi professione senza un modello di etica che guidi i comportamenti di ciascun professionista. Da questo punto di vista, l’economia è oramai al centro di quella la nostra società, e l’economia legale deve essere fatta in un certo modo, contrapponendola all’economia illegale che invece crea problemi, malessere e soprattutto ingiustizia. Per questo motivo, come commercialisti, abbiamo ritenuto di essere presenti per parlare di etica e legalità, di regole che sono necessarie affinché si riesca a raggiungere un equilibrio anche all’interno del sistema economico e fare bene all’intera società civile”.

Subito dopo, è intervenuto il direttore scientifico del festival, Antonio Nicaso, che ha sottolineato l’importanza di questo tema, perché non esiste luogo in cui l’economia mafiosa non sia sostenuta da figure professionali che la sostengono e la aiutano a proliferare.

Molto incisivo e interessante anche l’intervento di Ignazio De Francisci, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bologna. “Sono qui per portare la mia esperienza di magistrato che ha lavorato per quasi quarant’anni in Sicilia, dove mi sono occupato di mafia. Il tema dell’etica nelle professioni è molto importante perché in tutte le indagini su Cosa Nostra mi sono reso conto che accanto ai mafiosi operativi, quelli che sparavano o che trafficavano in stupefacenti, c’era sempre qualche professionista. E le indagini nei confronti dei professionisti sono sempre state quelle più difficili, perché la prova è complessa da raccogliere. Questo, a mio avviso, vuol dire che chi è stato accanto a Cosa Nostra non ha subito sempre la repressione statale. Non dobbiamo perdere la speranza di costruire un Paese migliore e dobbiamo fare pubblicità all’etica, in tutti i tipi di professione, fare capire che seguire le regole nelle professioni liberali – avvocati, commercialisti e notai – è sempre la scelta migliore. Chi fa patti con Cosa Nostra ne diventa servo e non potrà avere la repressione da parte dello stato, ma alla fine il conto lo pagherà sempre e sarà un conto salato”.

Ma parlare di etica delle professioni e di responsabilità è particolarmente importante se si inquadra il tema in un ambito più ampio che riguarda il rapporto tra economia monetaria e danaro. Così ha detto Alessandra Dino, docente di sociologia giuridica all’Università di Palermo. “Il senso del mio intervento – ha approfondito la Dino – vuole sottolineare che per avere una democrazia compiuta occorre superare le ineguaglianze sociali che invece aumentano sempre di più, occorre superare il dictat che l’economia e la finanza impongono alla morale, trasformando in situazioni lecite comportamenti che invece provocano un grande danno sociale. Oggi vediamo come le diseguaglianze siano enormemente aumentate in Italia e nel mondo, e ci accorgiamo anche di come la partecipazione politica vada scemando. All’interno di questo contesto, pullulano le mafie che si uniscono ai criminali potenti formando un unico sistema e sviluppando la corruzione. Ecco perché, a mio parere, al di là di interventi specifici e concreti, occorre, e in questo l’università ha un ruolo fondamentale, ripensare i modelli economico e produttivo, e anche il concetto di democrazia. Aristotele, nel IV secolo a.C., parlava infatti dell’esigenza di temperare il giusto, che è un concetto molto generale, con l’equo, che parte dalla considerazione concreta dei più deboli e quindi dell’uguaglianza sociale”.

In rappresentanza di Ifac (International Federation of Accountants), c’era invece Giancarlo Attolini. “Sono qui per testimoniare l’impegno e l’importanza che per la professione ha la lotta alla corruzione e alla manifestazione economica e finanziaria della criminalità. È un tema che attira la nostra attenzione da molti anni, sul quale ci siamo impegnati negli ultimi due con progetti di ricerca e sensibilizzazione. Interagiamo costantemente con organizzazioni internazionali ai massimi livelli per cercare di rientrare nelle politiche e nelle regolamentazioni internazionali a un livello più efficace, fornendo il contributo e la competenza della nostra professione. Siamo consapevoli che i mestieri hanno un ruolo molto importante da giocare sulla prevenzione e anche per questo abbiamo agito apportando una modifica determinante al codice etico che, per la prima volta, ed è la prima professione che lo fa nel mondo, autorizza i professionisti ad andare oltre l’obbligo di riservatezza, consentendo loro di denunciare eventuali fatti non conformi a leggi e regolamenti”.

A chiudere gli interventi, la gradita e felice presenza di Fiorella Ferrarini, coordinatrice Commissione Scuola dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) per la provincia di Regio Emilia. “Siamo in un contesto che ci rappresenta nella nostra mission e si rivolge in modo particolare, partendo dalla memoria delle resistenze e dell’antifascismo, alle scuole. In queste scuole, attraverso progetti in collaborazione con le istituzioni, le associazioni di volontariato e tutto ciò che è società civile, cerchiamo di proporre e realizziamo percorsi di educazione alla cittadinanza responsabile attiva e alla legalità democratica. Aggiungo la parola “democratica” perché la legalità può anche non esserlo, e in questo noi siamo davvero dentro al trinomio che è stato indicato stamattina: cittadinanza, responsabilità e professione. Sono stata insegnante, nella scuola ci sono ancora, ed è proprio nella scuola che si creano quei contesti in cui, aprendo le menti dei ragazzi al mondo, al sapere come ricerca e alla responsabilità, si possono realizzare miracoli. Questo che questo sia un risultato meraviglioso e Noi Contro le Mafie lo rappresenta pienamente”.

Prima di chiudere l’incontro, alcuni alunni degli istituti superiori hanno ricevuto una targa per il protagonismo come studenti, docenti e dirigenti nello sviluppo della cittadinanza attiva e consapevole nella comunità scolastica contro diverse declinazioni dell’illegalità criminale. A ricevere il riconoscimento nell’ambito del progetto “Legalità militante a scuola” sono stati i dirigenti scolastici e una rappresentanza di studenti e corpo docente delle scuole Ariosto Spallanzani, Matilde di Canossa, Gaetano Chierici, Galvani Lodi, Antonio Aanelli e Rinaldo Corso.

Sempre di mattina, ma all’Istituto Gobetti di Scandiano, il giornalista Daniele Poto ha preso parte all’evento “C come Comunicazione. O come On-Line” accanto all’assessore al welfare allargato Elisa Davoli.

Il pomeriggio della seconda giornata del festival si è aperto alle 17:30 nella sala del Consiglio Comunale di Bagnolo in Piano con “Donne di mafia. Donne incontrano la mafia. Il femminile nella criminalità mafiosa in Cosa Nostra e nella ‘Ndrangheta”, con le due organizzazioni criminali approfondite, rispettivamente, da Alessandra Dino e Antonio Nicaso.
La professoressa Dino è stata protagonista anche dell’incontro serale nel Teatro-Rocca Estense di San Martino in Rio per parlare del suo volume “A colloquio con Gaspare Spatuzza” (Ed. Il Mulino). A introdurre l’appuntamento è stato l’assessore alla scuola e alla cultura Matteo Panari. “Questo è il primo anno che San Martino ospita Noi Contro le Mafie, oramai alla settima edizione. Siamo molto felici che a tenerci a battesimo in questo primo anno di adesione ci sia la professoressa Alessandra Dino per la sua attività accademica di saggista. Porterà un contributo fondamentale in questa comunità per una diffusione sempre più potente, forte e solida della legalità per costruire quelle che sono le basi di una nuova generazione”.
Subito dopo, è stata Rosa Frammartino (co-direttrice scientifica del festival insieme ad Antonio Nicaso) a spendere ottime parole per la Dino, che svolge la propria attività “con il rigore della ricerca, ma la racconta con il fascino della narrazione. In un modo che ci fa entrare subito in questo mondo, anche perché gli elementi dati da una studiosa servono per capire e comprendere meglio dinamiche così complesse”.

In contemporanea, nella sala Casini del Centro Giovani di Scandiano, c’è stato anche l’incontro “Mentalità mafiosa & Regole criminali” introdotto dall’autore Alessandro Gallo con Don Giacomo Panizza sacerdote, scrittore, fondatore della Comunità Progetto Sud e autore del libro “Cattivi maestri. La sfida educativa alla pedagogia mafiosa” (Ed. Dehoniane). “In molti luoghi del nostro Paese – scrive Don Panizza in una emblematica quarta di copertina – la mentalità mafiosa si insinua nel modo di pensare comune. È la mentalità dei boss, delle donne di mafia e dei giovani arruolati dalle cosche, ma anche quella che si respira nelle relazioni, nelle parole e nei silenzi. Piegate al raggiungimento degli scopi dei clan, le regole “educative” criminali si impongono nelle comunità locali, insegnano la prepotenza, riproducono modalità rigide e ripetitive di comportamenti sociali – come la riscossione del pizzo – e mostrano che chi apprende, dopo essere stato messo alla prova, viene sottomesso da chi gli preclude un futuro diverso. Eppure, questa (mala) educazione si può sfidare e capovolgere”.