Noi Contro Le Mafie, diario del quinto giorno di iniziative

Il quinto giorno del festival Noi Contro le Mafie diretto da Antonio Nicaso si è aperto con due eventi importanti in contemporanea: a Reggio Emilia con il Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso, a Guastalla con Nicola Gratteri, Michele Corradini e altri importanti relatori.

A Reggio Emilia è stato il sindaco Luca Vecchi a fare gli onori di casa in un incontro condotto da Elia Minari, coordinatore dell’associazione antimafia Cortocircuito. Vecchi ha anche ringraziato Grasso per essere in città per la seconda volta in dodici mesi. “Questa giornata – ha detto – si colloca nel festival della legalità a dimostrazione di un impegno e di un’azione straordinaria sul fronte antimafia e contro le organizzazioni criminali nella nostra comunità”. Poi ha sottolineato l’importanza di essere e continuare a essere impegnati per l’obiettivo del bene comune.

Per il presidente della Provincia Giammaria Manghi, bisogna capire “quanto sia importante questa visita nella quale ci troviamo tutti insieme con i giovani, perché il pilastro della formazione è quello su cui si costruisce la comunità. Questa settimana, con tutti i suoi eventi e tutti i comuni coinvolti, rappresenta una scelta precisa, che dice cosa vogliamo fare e dove vogliamo andare. Ma bisogna anche ricordare che ci vuole tensione morale all’interno di una comunità”.

Presente anche il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, che rivolgendosi a Grasso ha detto: “Lei è la testimonianza di come l’etica pubblica possa innervare le istituzioni. Forse per molto tempo non si è voluta vedere la realtà dei fatti in una terra così ricca, ma sono convinto che qui ci siano gli anticorpi per sconfiggere le mafie. Stiamo facendo molto, ma non è ancora abbastanza, però momenti come questo servono a tenere viva l’attenzione per continuare a fare fronte comune”.

L’assessore alla sicurezza e alla cultura della legalità di Reggio Emilia, Natalia Maramotti, ha ricordato l’importanza del verbo educare. “Vuol dire condurre, e noi sappiamo che non si dirige dall’alto verso il basso, ma è un processo circolare. Anche oggi siamo qui e ci educhiamo, e niente come l’educazione alla legalità è più circolare perché è condivisione”.

A questo punto, ha preso la parola il Presidente del Senato che si è rivolto ai giovani ricordando quando aveva la loro età e si apprestava a entrare nel mondo dell’università e del lavoro.

“Qualunque sarà la vostra scelta, dovrà essere consapevole e congeniale al vostro sentire. E quelle che sembrano difficoltà e delusioni, aiutano a crescere. Quando avevo la vostra età volevo assolutamente fare il magistrato. Questo sogno veniva dalla conoscenza di una Palermo piena di violenza, con cadaveri per le strade e vedove che piangevano, forme di paura che mi hanno portato a una reazione, a qualcosa di utile per la società. Per molti giovani la maestra di vita è la strada e incide sulla loro formazione e sulla capacità di essere catturati dalle sirene della criminalità che poi si risolvono in carcere e morte. Ed è per questo che una delle cose più importanti è la formazione dei giovani come investimento e prospettiva, perché il lavoro giovanile è il modo migliore per combattere la criminalità”.

 

Contemporaneamente, nel Teatro Comunale di Guastalla, c’è stato l’evento “La legalità nella morsa della corruzione. Un problema senza confini?”.

“Siamo a Guastalla – ha detto il sindaco Camilla Verona – in un convegno di altissimo livello in occasione del festival della legalità che si sta tenendo nella provincia di Reggio Emilia. I ragazzi erano tantissimi, attenti, interessati anche su temi particolarmente difficili come la corruzione. Non possono non soffermarmi sull’intervento del Procuratore Gratteri che ha tenuto tutti senza respiro. Con modalità semplici ed efficaci ha espresso concetti alti, difficili, complessi, e questo credo sia un motivo per cui i ragazzi potranno poi continuare a riflettere nella loro vita e pensare cos’è la corruzione, un termine ampio, a volte molto sottile. Il Procuratore è entrato anche nel merito della prescrizione con una riflessione amara. D’altro canto, però, ha dato speranza ai ragazzi. Ha detto loro di studiare e impegnarsi perché la vita sarà riconoscente, ma solo facendolo dall’inizio ci sarà la possibilità del riscatto. Io condivido in pieno le sue parole perché la conoscenza permette di scegliere liberamente e non essere ostaggio di chi ti propone soluzioni apparentemente facili, ma in sostanza ricattatorie e pericolose”.

A questo evento di grande sostanza, sono stati presenti anche Nicaso, scrittore e storico, docente alla Queen’s University e direttore scientifico del festival, Michele Corradino, commissario dell’autorità nazionale anticorruzione e magistrato del Consiglio di Stato, Alberto Vannucci dell’Università di Pisa, Monica Massari dell’Università Federico II di Napoli, Anna Maria Torre, figlia di Marcello Torre, sindaco vittima innocente di camorra, Isaia Sales dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Uno degli interventi più incisivi è stato sicuramente quello del Procuratore Capo Gratteri, sempre concreto, foriero di esempi, capace di dipingere la realtà e suggerire possibili soluzioni. “Ho parlato ai ragazzi. Era anche tardi, mezzogiorno. Loro erano stanchi, ma appena abbiamo iniziato a parlare il loro linguaggio, in modo semplice, facendo degli esempi, coinvolgendoli nei loro argomenti e sulle loro domande, sono rimasti attenti, calamitati, ipnotizzati. Questo è importante, perché vuol dire che stavano seguendo e che erano interessati. Ecco allora che dobbiamo cercare di usare argomenti e un linguaggio adatti a loro, per loro, non per noi. Girando per l’Italia, mi capita spesso di essere avvicinato da giovani adulti che mi dicono di aver scelto di fare giurisprudenza il giorno in cui hanno partecipato a un incontro con me. Questa è una cosa bellissima che conferma l’importanza di parlare ai giovani, di spiegare la non convenienza a delinquere, di spiegare cosa li aspetta nel loro prossimo futuro”.

“Il tema del rapporto tra corruzione e mafia – ha detto invece Sales – è molto delicato, perché storicamente non solo la stessa cosa. La corruzione è un’attività gravissima, ma non è esattamente la stessa cosa della mafia che è invece un’attività delinquenziale e non ha sempre a che fare con la corruzione. Sembravano fenomeni molto diversi e distinti, separati. Negli ultimi trent’anni, invece, si sono sempre più legati perché le mafie sono entrate nell’economia e hanno accolto pienamente le regole di alcuni mercati economici, soprattutto di quelli legati alle autorizzazione e agli appalti pubblici che prevedono la corruzione quasi come funzionamento ordinario. Ma le mafie si combattono proprio eliminando corruzione e clientela, perché in queste dinamiche si sentono a loro agio. Oltretutto non devono nemmeno usare la violenza perché corrompono, e in questo modo allentano anche l’allarme sociale”.

 

Sempre di mattina, il programma includeva altri quattro incontri.

A Reggio Emilia, nella sala delle Colonne del Chierici, c’è stato “Novantadue. L’anno che cambiò l’Italia” a cura del sociologo e docente dell’Università di Salerno Marcello Ravveduto, autore anche del libro edito da Castelvecchi che dà il titolo all’evento.

Sempre a Reggio Emilia, all’Istituto Scaruffi, la presentazione di “Tutta un’altra storia” (Navarra Editore) insieme al suo autore Alessandro Gallo, protagonista dell’incontro “Fascino criminale e adolescenti”.

Ad Albinea, invece, IMD, poliziotto e scrittore già componente della squadra Catturandi di Palermo, ha incontrato i giovani insieme al sindaco Nico Giberti. E a Casalgrande, ospiti del sindaco Alberto Vaccari e condotto dalla giornalista Angela Iantosca, c’è stato l’evento “Io pretendo la mia felicità”, storie in scena con dieci studenti del Liceo Psicopedagogico Regina Margherita di Palermo a cura della docente e scrittrice Rosaria Cascio.

 

Il pomeriggio si è aperto a Quattro Castella con il sindaco Andrea Tagliavini e la giornalista Iantosca insieme ad Antonio Nicaso e Nicola Gratteri.

Nicaso ha parlato dell’origine della ‘ndrangheta e della sua diffusione. Ha raccontato di riciclaggio e di manodopera a basso costo, di mafie e sport, di come la criminalità organizzata si inserisca e si insedi in un territorio attuando anche un’azione di raccolta dei consensi. Ma c’è stato anche tempo per parlare di uno dei libri scritti a quattro mani con Gratteri, “Acquasantissima”, nel quale si ragiona dei rapporti tra mafia e chiesa. Ma Nicaso ha chiarito di avere una formazione cattolica e ha sottolineato che, così come ci sono tanti preti che lottano contro la criminalità, ce ne sono altri che girano la faccia dall’altra parte, accettano i soldi delle mafie e fanno fermare le processioni dei santi davanti alle case dei boss.

Poi ha regalato al pubblico un racconto illuminante del viaggio fatto in Sud America con Gratteri, nella parte relativa al loro passaggio in Colombia e Argentina.

“In Colombia, nella Foresta Amazzonica, abbiamo visitato un laboratorio di cocaina, sostanza per la quale si usano i premulsori chimici. Ci siamo chiesti come arrivassero a questi laboratori situati nel mezzo della foresta amazzonica e abbiamo avuto risposta quando siamo arrivati in Argentina. L’Argentina produce questi premulsori in eccedenza e nessuno si è chiesto perché o che fine facciano quelli che vanno oltre il fabbisogno nazionale. La verità è che li producono le case farmaceutiche che li vendono alla criminalità organizzata e, contemporaneamente, finanziano i politici affinché non facciano nulla, perché girino lo sguardo dall’altra parte. Per fare un esempio più vicino, invece, considerate che Gratteri parla da molti anni della presenza di ‘ndrangheta. Ebbene, considerate che lì è vietato fare intercettazioni nei luoghi pubblici, e questo vuol dire che gli ‘ndranghetisti si riuniscono a parlare proprio nei luoghi pubblici perché sono sicuri di non essere ascoltati”.

 

 

Ma quando c’è qualcosa che non va, ci sono sempre più cause, e bisogna intervenire contestualmente su tutte.

Nicola Gratteri si è espresso in questo modo, aggiungendo poi che “le riforme normative non possono essere in compromesso, perché sono sempre al ribasso. E, soprattutto, quando vengono fatte da parlamentari indagati, indagabili, imputati o imputabili, non possiamo aspettarci che siano buone perché potrebbero rivoltarsi contro loro stessi. La verità è che non esiste una ricetta unica e che non bisogna agire in termini emergenziali, perché il contrasto ai reati necessita di una modifica di tutto il sistema come potrebbe essere la velocità dei processi attraverso l’informatizzazione, mentre oggi carabinieri e forze dell’ordine vengono spesso impiegati in mansioni di segreteria che non competono loro. Ogni cittadino, al compimento del diciottesimo anno, dovrebbe essere dotato di un indirizzo di posta elettronica certificata per essere raggiunto da tutte le comunicazioni che lo riguardano, anche da quelle giudiziarie. In questo modo si eviterebbero la lungaggine dei processi e la prescrizione di molti. Pensiamo poi che quando arrestiamo tanti uomini ci vogliono carte infinite e fotocopie: l’informatizzazione, con la dotazione di un tablet per ogni detenuto, risolverebbe costi e impiego di personale che attualmente viene distratto dalle proprie mansioni. Pensiamo anche alla possibilità di registrare le deposizioni: quando cambia il giudice non sarebbe più necessario sentire di nuovo tutte le testimonianze, risparmiando tempo e danaro.

Se vogliamo cambiare e creare un giro di boa ci vuole un sistema per il quale non sia affatto conveniente delinquere”.

 

La giornata, ricchissima, ha continuato anche con tre appuntamenti in contemporanea alle 21. Ad Albinea, con il sindaco Nico Giberti, la giornalista Angela Iantosca ha parlato de “I bambini della ‘ndrangheta” raccontando anche del suo libro “Bambini a metà. I bambini della ‘ndrangheta” edito da Perrone.

A Casalgrande, il direttore del periodico on-line antimafia Graziella Proto è stata protagonista dell’incontro “Voci libera di libero giornalismo” introdotto dal sindaco Alberto Vaccari.

 

Ma l’evento di punta della serata è stato quello di Bibbiano con Gratteri e Nicaso coordinati da Elia Minari di Cortocircuito.

“Questo territorio – ha detto il sindaco Andrea Carletti – ha fondamenta solide nate oltre settant’anni fa, con generazioni che hanno costruito il modello reggiano. Negli ultimi anni, però, ci sono state situazioni che rischiano di crepare quelle fondamenta e in momenti così difficili chiediamo a tutti un’assunzione di responsabilità. Dobbiamo trovare quello slancio morale in un risveglio collettivo delle coscienze per un’azione di consolidamento reale. Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le mafie con il loro nome e affrontarle. Se ognuno di noi cerca di andare avanti a schiena dritta e testa alta, ascoltando la propria coscienza, possiamo rafforzare le fondamenta della cosa comune. E dobbiamo ricordarci di continuare a parlare di mafie perché il silenzio fa il loro gioco”.

 

Poi Gratteri ha raccontato di come il rapporto tra politica e ‘ndrangheta si sia capovolto. All’interno di un discorso articolato, ha ricordato che “prima erano le mafie ad andare dai politici, oggi avviene il contrario. I politici ritengono le mafie radicate e credibili agli occhi del territorio e chiedono voti attraverso di loro. La ‘ndrangheta, infatti, non ha bisogno di soldi, ma di giustificare la ricchezza e di avere uno scambio. Ma cosa fa la politica per smarcarsi dalla ‘ndrangheta se addirittura in certi contesti sono la stessa cosa?”.

Nicaso ha parlato invece di come la ‘ndrangheta sia riuscita a coniugare innovazione e tradizione, a intercettare le classi sociali più alte, a legittimarsi e utilizzare i politici, sviluppando una rete di collusioni e relazioni. E ha ricordato che la ‘ndrangheta è la mafia più ricca anche perché è stata capace di investire i soldi dei sequestri di persona nel traffico di cocaina. Ma anche che la vera forza della ‘ndrangheta sta nelle persone che le prestano il fianco.

Si è parlato pure di scioglimento dei Comuni e della rappresentazione della mafia al cinema e in tv. “Queste rappresentazioni – ha detto Nicaso – mitizzano e rendono i mafiosi personaggi di tragedie scespiriane, mentre chi le combatte viene sempre dipinto come un cavaliere solitario destinato a morire. Dovremmo invece iniziare a prenderla in giro questa mafia, con la parodia, per sbeffeggiarla”.

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