Noi Contro Le Mafie 2018 – Diario del 16 Aprile

E’ la più calda giornata di primavera quella in cui è iniziata la VIII edizione del festival Noi Comuni e Cittadini Reggiani Contro le Mafie, sotto la direzione scientifica di Antonio Nicaso e con il coordinamento di Rosa Frammartino, promosso dalla Provincia di Reggio Emilia e dalla Regione Emilia-Romagna.

Nella città emiliana, presso il cinema Cristallo, Antonio Nicaso ha aperto il festival con l’incontro “Ripartire dal processo Aemilia”. L’intervento è stato coordinato dalla giornalista e scrittrice Angela Iantosca e preceduto dal saluto del presidente della Provincia di Reggio Emilia, Gianmaria Manghi, che ha sottolineato l’importanza di avere una cittadinanza attiva e una presenza delle istituzioni nella lotta alla criminalità.

Vi è una reazione adeguata della cittadinanza fatta dalla volontà di conoscere e capire questi fenomeni che, storicamente, non è propria di questo territorio. Nel campo delle Istituzioni, inoltre, ci sono state delle azioni concrete che hanno fornito alla comunità gli strumenti per scendere in campo e contrastare le mafie; ne è un esempio questo festival e la molteplici iniziative avviate nelle scuole. Faccio presente, inoltre, come nel processo Aemilia sia stata fondamentale la costituzione di parte civile di 5 comuni del reggiano, con il supporto della regione e della provincia. Una scelta che ha permesso di far valere i diritti civili di una comunità deturpata e offesa dal fenomeno della ‘ndrangheta. Infine è da ricordare come, sul piano amministrativo, siano stati messi in opera delle azioni, attraverso strumenti inediti, per mettere a protezione i sistemi che prendono decisioni importanti sull’assegnazione di lavori, ossia protocolli specifici di assegnazione degli appalti costruiti in collaborazione con la Prefettura”.

Davanti alle classi delle scuole reggiane, Nicaso, uno dei massimi esperti di organizzazioni criminali mafiose, ha parlato degli sviluppi della ‘ndrangheta nel territorio a partire dal maxi processo avviato nel 2015, evidenziando l’importanza di fare informazione e di sensibilizzare i giovani sui temi dell’antimafia, delineando i nuovi assetti in cui si stanno organizzando le cosche mafiose.

Con un fatturato di oltre 50 miliardi, di cui 39 provenienti dal narcotraffico, la ‘ndrangheta si conferma una delle organizzazioni leader presenti nel territorio emiliano. Già a partire dalla metà dell’800 l’impero della ‘ndrangheta è andato espandendosi. Oggi non li vediamo in giro con la lupara nelle regioni calabresi, ma si stanno insidiando nei territori settentrionali, alla ricerca di attività economiche utili al riciclaggio del denaro sporco, in particolar modo edili e di trasporti. La ‘ndrangheta di cui parlo è un’organizzazione con un assetto internazionale, che dopo aver creato radici nel sud Italia, ha deciso di entrare in contatto con realtà malavitose di altre regioni e Stati. La vocazione continua di quest’organizzazione, nel sostituire velocemente chi è stato messo in carcere, fa pensare che non sia un fenomeno passeggero legato al processo Aemilia ma che sia destinato a continuare nel tempo. “

Davanti ad un pubblico di giovani studenti, Nicaso sottolinea l’importanza del supporto degli adulti nella comprensione del fenomeno mafioso, in modo da rendere riconoscibile quella che sta diventando una realtà sempre più complessa ed organizzata.

La ‘ndrangheta, come tutte le mafie, può essere compresa solo con l’aiuto sinergico di tante forze. Le realtà associative di contrasto alla mafia sono fondamentali, così come lo sono le Forze dell’Ordine e le Istituzioni. La ragione di una difficoltà nell’individuazione dei fenomeni mafiosi da parte dei giovani, è dovuta a un cambio di paradigma della ‘ndrangheta stessa. Con l’insediamento nelle regioni del nord, le organizzazioni mafiose hanno basato i propri affari e guadagni su un presupposto fondamentale: l’esistenza dell’offerta sulla base della domanda. In questo scenario, le attività commerciali ed economiche vengono coinvolte con un chiaro consenso e non più forzatamente come avveniva in passato. Oggi sono gli imprenditori a cercare il sostegno finanziario della ‘ndrangheta e il politici a chiederne i voti. Nel rapporto politica-mafia c’è sempre una relazione consapevole”

La mattinata si conclude nel segno del dialogo con la giovane platea, propositiva e interessata agli argomenti. I giovani dimostrano di avere padronanza terminologica e coscienza sui temi delle mafie nel territorio, frutto di una cultura della legalità e dell’antimafia che il festival ha contribuito a creare in un decennio dalla sua nascita. Nel dibattito Nicaso fa riferimento al ruolo svolto dai collaboratori di giustizia.

Sono persone che trovano convenienza nel confermare alcune dinamiche svolte dalla ‘ndrangheta sul territorio, al fine di ottenere una riduzione della pena. Ne è un esempio l’attitudine di alcuni soggetti alla falsa fatturazione: alcuni collaboratori di giustizia hanno confermato davanti al giudice che le fatture false fanno guadagnare più della droga. Dalle testimonianze si conferma la definizione di ‘ndrangheta come ‘organizzazione liquida’, ossia la capacità di penetrare e pervadere tutti i settori delle attività finanziarie”.

Gli eventi, nella serata del primo giorno del festival, hanno visto l’incontro di quattro scrittori fondamentali sulle tematiche dei fenomeni mafiosi. Novellara, neonato comune tra i partecipanti al festival, ha visto la partecipazione di Gaetano Saffioti, protagonista del libro scritto da Giuseppe Baldessarro ‘L’impresa di Gaetano Saffioti contro la ‘ndrangheta’, con la partecipazione di Antonio Nicaso. Dopo i saluti del sindaco Elena Carletti, e sotto il conduzione di Pierluigi Senatore, è stato presentata al pubblico una storia fatta di paura, solitudine, ribellione e libertà.

Saffioti, imprenditore calabrese e testimone di giustizia dal 2002, ha denunciato le pressioni criminali che era costretto a subire.

Credo che la mia sia la storia di una persona normale – dice Saffioti -. Non c’è niente di straordinario in quello che ho fatto e sto facendo. Per me, denunciare, non è stata una questione di eroismo ma di Scelta. Ciò che sta alla base di questa scelta non è il coraggio ma la coscienza da uomo libero, che crede in una società civile. Per me non si è trattato di dire ‘no’ alla ‘ndrangheta ma di dire ‘si’ alla vita. Non voglio essere indifferente perchè è proprio quest’atteggiamento a creare terreno fertile per le mafie”.

Una visione, civilizzata e cosciente, confermata anche da Baldessarro, autore del libro:

La storia di Saffioti aveva qualcosa in più rispetto alle altre storie di testimoni di giustizia. In lui ho visto una consapevolezza crescente, ho visto il terrore dovuto all’incapacità di scoprire la verità. Saffioti è andato contro i vertici della ‘ndrangheta, contro l’élite dell’organizzazione. Ma la vera vittoria è stata rimanere in quei territori, non fuggire. Restare per combattere, una lezione per i mafiosi e per tutta la società”.

In conclusione, Antonio Nicaso, fa presente come le molteplici difficoltà che i testimoni di giustizia si trovano a vivere, siano legate ad una precisa mancanza della politica di esercitare una volontà per sconfiggerle.

Le mafie cambiano volto ma difficilmente muoiono – dice Nicaso-. Nessuna forza politica attuale ha espresso chiaramente la volontà di praticare un cambio di rotta a riguardo”.

Guastalla ha ospitato, invece, Corrado De Rosa, autore del libro ‘L’uomo che dorme’. Dopo l’intervento del sindaco Camilla Verona, vengono delineati i punti salienti su cui si basa il romanzo. Una commedia nera dal tono amaro e scanzonato; la dedica a una generazione a tratti infantile, maldestra in amore, che è cresciuta con i Lego rimanendo incastrata tra i mattoncini colorati e le macerie del disincanto. De Rosa parla di un anti-eroe, Antonio Costanza, uno che se la vede con i disadattati cronici, finti pazzi e bastardi veri. Così, quando Salerno si oscura all’ombra di un serial killer, Antonio fa l’impossibile per non essere coinvolto. Presto però verrà svegliato dalla scoperta di una mente omicida di ‘uomini che odiano le donne’, trascinato in un caso in cui la Legge sembra incapace di fare giustizia.

San Martino in Rio, con il sindaco Paolo Fuccio, partecipa al festival presentando ‘Una sottile linea bianca ‘ della giornalista e saggista Angela Iantosca. Quattordici storie di donne e uomini, minorenni e maggiorenni, del Nord e Sud, appartenenti a famiglie di ogni estrazione sociale. Storie di abbandono, di riscatto, di morte, di sofferenza provenienti dalla comunità di San Patrignano. Polveri e sostanze che hanno condizionato irreversibilmente le vite di molte persone. Quarant’anni fatti di dipendenze e di paura, ma anche di tanta voglia di ricominciare.

La prima giornata del festival si conclude ad Albinea con la presentazione de ‘Il disobbediente” di Andrea Franzoso. Ad accoglierlo nella Sala Civica c’erano i cittadini del comune reggiano.

‘Il disobbediente’ è una storia di coraggio, di un dipendente che decide di non volgere lo sguardo altrove quando si accorge che il capo della sua azienda ruba, utilizzando denaro pubblico per fini personali. Franzoso decide di denunciare il suo presidente, facendo partire un’inchiesta della Procura di Milano per peculato e truffa aggravata. Il presidente è costretto a dimettersi verrà rinviato a giudizio. Franzoso come “premio”, riceve un trasferimento in un altro ufficio, senza più alcun compito di controllo. I colleghi gli voltano le spalle e lo evitano. Infine, perde il lavoro.

Un libro che racconta la vicenda di Franzoso con una riflessione sulle ragioni e il senso di quella scelta e sulle questioni che ne discendono: vale la pena essere onesti?

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